50 €/d

L'Alta Via n.1, conosciuta come "la classica", attraversa il cuore delle imponenti vette delle Dolomiti partendo dal Lago di Braies, in provincia di Bolzano, per arrivare a Belluno, lungo un percorso di circa 125 chilometri.

Stupefacente è la varietà degli ambienti che si susseguono. Tra pareti alte centinaia di metri e incantevoli laghetti, al cospetto dei gruppi montuosi che hanno fatto la storia dell'alpinismo, l'Alta Via è frequentata da escursionisti e appassionati della natura alpina che amano trascorrere le serate nei rifugi da dove talora è possibile ammirare il leggendario spettacolo dell'Enrosadira.

L'itinerario inizia dalle Dolomiti di Braies e attraversa la "Strada delle Dolomiti" che domina dall'alto la superba conca di Cortina d'Ampezzo, sfiora le Cinque Torri, una delle più rinomate palestre d'arrampicata, e il Nuvolau da dove si apre uno dei più bei balconi naturali di tutte le Dolomiti. Dalla Croda da Lago, il percorso, sempre agevole, si affaccia alla Val di Zoldo. Dopo il passaggio sotto le pareti del Pelmo, tra i primi ad essere scalato alla fine del diciannovesimo secolo, e del massiccio del Civetta si arriva alle incontaminate valli del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. L'itinerario si conclude proprio nel capoluogo alpino di Belluno.

Sono previste diverse varianti ed "ascensioni raccomandate" ai margini del percorso base e alcune, pur senza presentare particolari difficoltà alpinistiche, richiedono una minima esperienza.



50 €/d

Tra l'estremo margine nord occidentale delle Dolomiti e le Prealpi che guardano la pianura veneta, si snoda l'Alta Via delle Dolomiti n.2affascinante percorso che collega la millenaria città storica di Bressanone fino a Feltre, città antichissima, divenuta nei secoli nucleo di civiltà veneta ai piedi del baluardo alpino. L'itinerario si svolge per pendici, pascoli, boschi e in prevalenza su terreno roccioso e sentieri sempre ben segnalati che permettono agli escursionisti di godere di alcuni tra gli scenari più belli dell'arco alpino e al contempo di ripercorre anche tratti di un'antica via transalpina, la Claudia Augusta Altinate, che collegava l'Adriatico con il bacino del Danubio.

L’itinerario è detto anche Alta Via delle Leggende per l'aria fiabesca che avvolge il percorso, sulla scia di miti e racconti fantastici tramandati dalle popolazioni locali, tra diavoli, streghe e orchi, come la dantesca Piazza del Diavolo che giace in fondo ad una conca selvaggia delle Vette Feltrine.
I gruppi che si attraversano durante le tappe previste sono fra i più classici delle Dolomiti, dal massiccio del Sella alla Marmolada e al Gruppo delle Pale di San Martino fino alle Alpi Feltrine.

Spostandosi da una valle all'altra e da un rifugio all'altro, panorami sempre nuovi accolgono gli ospiti di questo percorso, così l’eventuale variante alla Marmolada, la Regina delle Dolomiti, prevede l'attraversamento di ghiacciai crepacciati e richiede un adeguato equipaggiamento, mentre il sentiero che attraversa le Pale di San Martino si snoda tra campanili di roccia e antiche morene.
Dal bivio con sent. 803 per Forcella Scàrnia è possibile una digressione verso una grotta naturale, la Busa del Giazz, dove un tempo veniva prelevato il ghiaccio che serviva alla città di Feltre e alla Antica Birreria Pedavena.

Sono previste diverse varianti ed "ascensioni raccomandate" ai margini del percorso base, e alcune, pur senza presentare particolari difficoltà alpinistiche, richiedono una minima esperienza.

 50 €/d

L'Alta Via delle Dolomiti n.3 parte dalla Pusteria e termina nella Valle del Piave, precisamente a Longarone.

Nel cuore delle Dolomiti Orientali, tra paesaggi alpestri molto diversi, ambienti ora selvaggi ora quasi bucolici, il contatto con la natura e un ricchissimo mondo animale è molto intenso. Per questo la via n. 3 è detta “Alta Via dei camosci”, perché i sentieri seguono spesso le tracce di questi speciali "abitanti" delle montagne.

Il percorso porta il camminatore a scoprire gruppi famosi come le Tre Cime di Lavaredo, il Cristallo e il Monte Pelmo, i massicci montuosi del Monte Piana, del Sorapìss, del Monte Rite e del Bosconero. Ma è possibile intraprendere il trekking anche da Misurina, dove si può alloggiare direttamente sulle sponde del lago e ai piedi delle imponenti pareti delle Tre Cime di Lavaredo.

Per gli escursionisti più esperti e allenati, dal Passo Tre Croci si possono raggiungere gli attacchi delle ferrate che portano al Cristallo, immergendosi fra i resti delle postazioni della Grande Guerra. Dal Rifugio Venezia invece è possibile affrontare la salita al sovrastante Pelmo, quindi, nel tratto successivo dell'Alta Via, si possono ammirare l'Alta Valle del Piave, la Valle del Boite e la Val di Zoldo.

In cima al Monte Rite, sul luogo delle fortificazioni costruite nella Prima Guerra Mondiale, sorge ora il Museo nelle Nuvole che merita una visita. Un servizio di navetta collega il Museo e l'annesso rifugio con Forcella Cibiana.

Punto d'arrivo è il paese di Longarone, la cui notorietà è tristemente legata alla tragedia della diga del Vajont.

50 €/d

Denominata l'Alta Via di Grohmann, in onore del famoso esploratore viennese che a metà dell'800 scalò per primo alcune delle più importanti vette dolomitiche, l’Alta Via n. 4 attraversa alcuni tra i più celebri gruppi montuosi delle Dolomiti. Partendo da San Candido in Pusterìa e arrivando a Pieve di Cadore, in provincia di Belluno, questo avvincente itinerario si snoda per circa 85 chilometri tra mulattiere, numerosi sentieri e diversi percorsi attrezzati. La generosa presenza di strutture ricettive fa sì che si tratti di uno degli itinerari più apprezzati.

Nella prima parte ci si trova in un ambiente severo, al cospetto delle meravigliose Tre Cime di Lavaredo, mentre i tratti successivi portano ad affrontare aree ben più selvagge e meno frequentate, dal gruppo dei Cadini di Misurina al maestoso gruppo del Sorapìss fino al più solitario Antelao. Di grande interesse è il tratto che va dal Rifugio Fonda Savio al Rifugio Città di Carpi, con una variante dedicata agli alpinisti esperti che, attraverso una ferrata in circa due ore e mezza di salita potranno raggiungere la sommità della Cima Ciadìn Nord Est.

Dal Rifugio Città di Carpi, seguendo il Sentiero 120 e oltrepassando la Forcella Maràia (2101 m) si arriva a Misurina e al Rifugio Vandelli. Un lungo sentiero, con ferrata e percorsi attrezzati, conduce fino all'Antelao, dove il paesaggio è davvero suggestivo e dove dominano la Forcella del Ghiaccio Superiore e la Croda di San Pietro.

Nella parte finale, proprio nella zona del massiccio dell'Antelao, il percorso dell'Alta Via si interseca con quello della "consorella" Alta Via n. 5 con la quale prosegue fino al termine a Pieve di Cadore, paese che ha dato i natali al grande pittore italiano Tiziano Vecellio.


 50 €/d

Da Sesto, in Pusteria, l'Alta Via delle Dolomiti n. 5 approda a Pieve di Cadore percorrendo i cento chilometri che separano le due cittadine, nel segno di Tiziano. L'itinerario è dedicato, infatti, al pittore rinascimentale, celebre figlio del Cadore.

Per un buon escursionista il percorso di base si svolge, per quanto riguarda soprattutto la Croda dei Tòni e l'Antelao, su sentieri non particolarmente faticosi e sempre attrezzati, mentre è più impegnativo sulle Marmaròle, gruppo montuoso che per la vicinanza con vette più conosciute e per la carenza dei punti di appoggio, è ancor oggi considerato un luogo selvaggio e decisamente affascinante.
Attraverso i ghiaioni della Croda dei Toni, si arriva al rifugio Giosuè Carducci e si può proseguire, per un tratto estremamente semplice fino alla cittadina di Auronzo di Cadore.

Grandiosi i panorami sulle Dolomiti orientali orientali oltre la Val d'Ansièi su Popèra, Cadìni e sulle Tre Cime di Lavaredo mentre si prosegue, con la IV^ tappa, sul versante Nord delle Marmarole verso il bivacco “Rifugio Tiziano”.

Dal Rifugio Galassi poi è possibile raggiungere la vetta dell'Antelao (3264 metri), tenendo presente che l'ascensione, oltre ad essere “alpinistica”, richiede, fra salita e discesa, un'intera giornata. Proprio nella zona del massiccio dell'Antelao, l'Alta Via n.5 interseca l'Alta Via n. 4 e prosegue con lo stesso percorso fino a Pieve di Cadore e al Lago del Centro Cadore, il secondo lago per ampiezza della regione. Vale la pena di trascorrere un breve soggiorno nel paese che ha dato i natali a Tiziano cui oggi si può ammirare la casa natale e il dipinto "La Madonna con bambino" conservato nella Chiesa di Santa Maria Nascente.

50 €/d

Parte dalle sorgenti del fiume Piave alle pendici del monte Peralba, corre lungo tracciati segnalati a volte incerti e severi, attraversa le montagne dolomitiche per raggiungere Vittorio Veneto in provincia di Treviso.

E' l'Alta Via n. 6, conosciuta anche con il nome di Alta via dei Silenzi, sentiero lungo circa 180 chilometri che si snoda attraverso i gruppi montuosi del Rinaldo, delle Tèrze e Clap, dei Monti di Sàuris, del Tiàrfin, del Crìdola, degli Spalti e Monfalconi del Duranno-Cima dei Preti e del Col Nudo-Cavallo.


Fra queste montagne l'ambiente appare solitario e selvaggio, offre grandi vedute su spazi ampi e maestosi e l'isolamento è idilliaco. Si tratta infatti di zone che nel corso degli anni hanno subito un forte spopolamento, da qui il battesimo di Toni Sanmarchi, ideatore di molti percorsi, che ha dedicato questa via al silenzio. Formata da ampi sentieri e mulattiere, l'Alta Via n. 6 non presenta difficoltà particolari su roccia ma sono frequenti tratti su terreno insidioso, più difficili e lontani da rifugi, esposti a repentini cambiamenti climatici.

Per questi motivi chi volesse affrontare il sentiero rispettando rigorosamente la tabella di marcia, sia gli scalatori che i turisti, dovrà possedere una solida base di allenamento.

ESCURSIONE DEI TRE LAGHI

 
Escursione dal forte interesse naturalistico che attraversa ambienti tra loro molto diversi, tra boschi, laghi alpini, gole e cascate. Grazie alla creazione del nuovo sentiero Gores de Federa (Gole di Federa), realizzato dalle Regole d’Ampezzo, nasce l’escursione dei tre laghi: un giro ad anello di circa cinque ore che permette di ammirare il lago Pianozes, il lago d’Ajal e il Lago Federa.

La partenza è presso il meraviglioso Lago Pianozes, un incantevole lago dall’acceso colore verde circondato da un fitto bosco su cui si affaccia lo Chalet Pianozes, rinomato ristorante ampezzano. Dopo aver ammirato il lago imboccate il sentiero n° 430 in direzione del Lago d’Ajal, raggiungibile in circa 40 minuti di cammino. Il lago d’Ajal è un meraviglioso laghetto alpino, molto conosciuto anche per pratica della pesca alla trota.

Dal qui imboccate l'impegnativo sentiero n° 431, che si inoltra nella foresta passando nei pressi del Beco d’Ajal: un luogo magico dove si trovano una serie di grandi massi circondati dalla foresta e il paesaggio ricorda scenari quasi Tolkeniani. La zona offre diversi punti con un incredibile belvedere sull’intera conca ampezzana: dalle Tofane, al Pomagagnon, Cristallo, Faloria, Sorapis, fino all’Antelao. La zona ospita inoltre una delle più rinomate aree dedicate all’arrampicata sportiva di Cortina.

Dopo un dislivello di quasi 1.000 metri e oltre tre ore di cammino, il sentiero esce dal bosco e la vista si apre su un panorama eccezionale: potrete ammirare il terzo lago del percorso, lo splendido Lago Federa, uno dei laghi di montagna più belli e famosi delle Dolomiti, su cui si affacciano il Becco di Mezzodì, la Croda da Lago e il Rifugio Croda da Lago. Questo è il luogo ideale per fare una sosta, per ammirare il panorama e per visitare il rifugio che offre un’ottima cucina. Dal rifugio è possibile ammirare da un lato la valle e dall’altra il lago, le alture e il bosco.

Da qui in poi si continua in discesa, seguendo il sentiero sterrato n° 432 che, in circa 40 minuti di cammino, porta alla Malga Federa. La malga si trova in un luogo incantevole, nel bel mezzo di una radura circondata dal bosco e poi dalle montagne, con una splendida vista sulla conca ampezzana: Croda da Lago e Becco di Mezzodì da un lato, Pomagagnon, Cristallo e Faloria dall’altro. Qui vedrete sicuramente mucche, asini e cavalli al pascolo e potrete fermarvi per degustare deliziosi piatti tipici locali.

Dalla Malga seguite poi le indicazioni per il nuovo sentiero Gores de Federa, un sentiero che  tra dolci salite e lievi discese, costeggiando cascate, gole e rivoli d’acqua e attraversando cinque ponti sospesi sul Ru Federa, conduce in circa 40 minuti al Ponte di Federa.

Arrivati al ponte, proseguite lungo la strada fino ad arrivare all’imbocco del sentiero n° 428: esso attraversa un magnifico bosco e si ricongiunge al sentiero n° 430, da dove si può tornare all'inizio del percorso ad anello in circa 45 minuti, senza troppe difficoltà. In alternativa è possibile continuare lungo la strada principale fino al punto di partenza,  che risulta essere più breve ma meno panoramico.

In auto - Per raggiungere il punto di partenza in auto è sufficiente guidare fino a Campo di Sotto, prendere la strada per il Lago Pianozes e continuare fino al parcheggio.

In autobus - È possibile raggiungere Campo di Sotto anche con l’autobus urbano n° 2 partendo da Piazza Roma e da lì camminare fino al parcheggio.


ESCURSIONE LAGO GHEDINA

Il punto di partenza di quest’escursione è la Cabinovia Freccia nel Cielo, alle spalle dello Stadio Olimpico del Ghiaccio. Prendete la cabinovia fino a Col Druscié. Una volta usciti dalla stazione a monte, troverete un sentiero che scende verso Pié Tofana: percorretelo fino all’incrocio con il sentiero n° 410, alla vostra destra, e imboccatelo. Continuate passando a fianco del Lago di In Po’ Druscié, un laghetto per l’innevamento a forma di cuore, e proseguite lungo lo stesso sentiero tra alberi e scorci sulle Tofane, che si stagliano imponenti alla vostra sinistra. Dopo l’incrocio con il sentiero n° 409, continuate sempre sul 410 scendendo nel bosco che si infittisce fino ad arrivare al Lago Ghedina, un luogo magico sia per la sua bellezza misteriosa, sia perché qui si sono svolti i fatti di alcune leggende delle Dolomiti. Si racconta per esempio che il principe guerriero Ey de Net si recò qui per interrogare con un rituale notturno le ninfe del lago sul futuro del regno.

Sulle rive del lago è presente anche il ristorante Lago Ghedina, raffinato punto d’appoggio per un pranzo gourmet sulla terrazza sul lago o nelle sale interne dal sapore tradizionale.

Al ritorno, potete prendere lo stesso sentiero per raggiungere di nuovo la cabinovia; noi vi suggeriamo però di continuare lungo il sentiero n° 410 raggiungendo la suggestiva frazione di Cadin, dove il bosco si apre lasciando spazio a una bella vista su Cortina. Proseguite lungo la strada, normalmente poco trafficata, fino alla frazione di Ronco; recatevi al Bob Bar, punto di ristoro lungo la storica pista di bob famoso per i formidabili panini, e scendete lungo il sentiero che vi porterà alla nuova palestra di roccia e, attraversato un ponticello, di nuovo alla partenza della cabinovia Freccia nel Cielo.


In auto – La Freccia nel Cielo è molto vicina al centro e si può raggiungere seguendo le indicazioni per lo Stadio del Ghiaccio. La cabinovia offre un ampio parcheggio alla sua base.

In autobus – La fermata più vicina è quella dell’Hotel Franceschi (linea 3), da cui bastano 5 minuti a piedi. Altrimenti è sufficiente arrivare in centro o in autostazione e da lì in 10-15 minuti si raggiunge la cabinovia.

ESCURSIONE LAGO LIMEDES

Partendo dal Rifugio Col Gallina, prendete il sentiero n° 419 e seguitelo lungo i dolci pendii erbosi che salgono verso il Monte Averau. Dopo circa 45 minuti, vi troverete al cospetto del piccolo lago di Lìmedes, di cui è famoso il riflesso della Tofana di Rozes. Potrete godere anche della vista sul Lagazuoi e di uno degli scorci migliori sull’Averau. Si narra che guardando i riflessi sulle acque del piccolo lago, particolarmente bello in primavera, i più puri di cuore riescano a vedere l’immagine di un’anguana, ninfa delle acque della tradizione dolomitica.

Per il ritorno, seguire lo stesso percorso fino a tornare al Rifugio Col Gallina.


In auto: Dal centro di Cortina, seguire le indicazioni per il Passo Falzarego e proseguire lungo la strada, molto panoramica, per circa 25 minuti.

In autobus: La Dolomiti Bus opera alcune corse dall’autostazione di Cortina al Passo Falzarego, ed è possibile prenotare la fermata facoltativa al Col Gallina. Trattandosi di corse poco frequenti, vi consigliamo di consultare gli orari della Dolomiti Bus quando pianificate la gita.

 


Il plateau basaltico che contrasta con le scogliere coralline fossili, forellate a buchi dall'azione dell'acqua, e non solo. Il magnesio delle falesie dei paleoveneti, immerse in un paesaggio di covoli profumati di erbe selvatiche, sono l'anfiteatro delle vicende umane di un'antica cultura rimasta scolpita sulla roccia, oggi ancora utilizzata per modellare forme di case e volti di pietra.

Difficile descrive questo arcipelago vulcanico relitto in poche ore di escursione. Geologicamente distinto dal vicino berico offre,   da nord a sud,   paesaggi totalmente diversi per vegetazione e colori. Partendo dalle città murate, visiteremo i geositi principali dagli scorci impensabili, esaltando persino la chiassosa pianura. Tra i colori dell'ovest, troveremo la strada attraverso le sfumature primaverili e i frutti autunnali,  per concludere la giornata nel relax delle acque termali . La loro storia è lunga e travagliata.

E' uno dei luoghi più belli e rilassanti del Parco Dolomiti Bellunesi, fatto di forme e dolci rilievi sospesi sull'abisso. Testimoniano la presenza degli antichi ghiacciai alpini.  Itinerario sulla linea di cresta, immersa in uno scenario verdeggiante di pascoli e foreste lontane dove, è possibile ammirare le forme floristiche e geologiche relitte dell'ultima glaciazione Wurmiana,  tanto care al geologo Dal Piaz, a cui è stato dedicato l'omonimo rifugio. Peccato non restare distesi sui prati a godersi le stelle sul proprio sacco a pelo, ma ci consoleremo con una birra  alla storica birreria Pedavena.

Venezia è lì ad un passo, da cui partì la Serenissima che fondò la sua fortuna sul legno speciale del Cansiglio. Forse proprio per questa visuale, i veneziani avevano qui il loro magazzino ligneo dalle  caratteristiche uniche.
Bosco dei ricordi e di favole, cela e affonda le sue radici sui misteri carsici del sottosuolo che, proveremo a ritrovare e svelare passeggiando all'ombra del faggio.

 Percorrendo i luoghi della memoria, il  sacrificio e coraggio delle penne nere , impongono rispetto ed ammirazione sotto il segno del tricolore. Meta di pellegrinaggi nel centenario della Grande Guerra, oggi possiamo solo raccontare quelle gesta eroiche, di cui le rocce ne sono i muti testimoni.
L'aria tersa nel deserto roccioso di Cima Ortigara e Cima Dodici portano lontano, al di là della Valsugana, le parole  ed emozioni della storia delle Dolomiti

Luce magica del Grappa

Che montagna! Ogni versante esprime il suo carattere ombroso e selvaggio, ripido ed inaccessibile, solare e dolce, amata e odiata, il Grappa rimase l'ultimo baluardo sul fronte italiano, di cui i monumenti e i percorsi militari, ne sono l'emblema dell'estrema resistenza.
Inerpicarsi dalla pianura a piedi, è lungo e faticoso, ma è un' immensa gioia riscoprire una cima, che sebbene molto visitata, regala sempre una vista emozionante sulla lontana pianura in ogni momento dell'anno. In questo pulpito di storia, sarà bello ritrovare momenti di complicità ed amicizia seduti al Rifugio Bassano.

La Val Canzoi, percorsa dalle bellissime  acque cristalline del torrente Caorame, conduce al lago, sfondo di un' affascinante cornice naturale, al cui apice, si trovano nascoste le prime vere cime dolomitiche.
Sass de Mura e Piz de Sangron, rappresentano il palcoscenico ideale per riempirsi lo sguardo di visioni eccezzionali, in un dualismo tra verticalità alpinistica e praterie pianeggianti sicure, che sfumano di verde e colori primaverili, rinfrancate dai vicini altipiani carsici di Erera Brandol.

Il simbolo dei monti pallidi, da cui il suo nome, prende corpo la Gusela del Vescovà, ardito torrione roccioso poggia in bilico sulla sua spalla. Emozionante vederlo dalla cima come un fiero guerriero che resiste alle forze della natura, ci regala un sentimento di riconoscenza e fierezza per essere riusciti a salire fin qui per ammirarlo. Non si sa ancora per quanto, ma è meglio sbrigarsi prima che il suo piede vacilli.

 Si possono spendere mille parole osservando il monte ferito, ma nulla vale di più che il silenzio del pensiero, immaginando l'orrore di una tragedia annunciata, raccontata e spiegata tra le pieghe degli strati geologici a cavallo della grande diga,  diaframma umano tra la storia ed il vuoto.

Chiamate così perhè hanno la stessa pasta delle grandi dolomiti, ma sorelle minori perchè appartengono a quel mondo prealpino, che è ben visibile e quasi tangibibile dalla pianura. Le loro pareti hanno scritto la storia dell'alpinismo,  intrecciandosi inevitabilmente alle vicende belliche della Grande Guerra. Tutto a portata di mano in uno scrigno naturale che non richiede grandi fatiche.

Montagna stupenda, l'anfiteatro settentrionale incombe sulla valle del Cordevole, fiaccando ogni velleità di salita, ma come una gigante buono, offre sempre la possibilità di avvicinarsi alla sua cima. La via normale è una grande avventura che richiede allenamento ed esperienza. Ma si sa, le cose belle sono anche le più difficili.

Ci vuole costanza per guadagnarsi la cima salendo sui ghiaioni del "caregon", niente di romantico, ma una volta arrivati fin lassù, il panorama ricarica di energie e traguardando il lontano orizzonte, immaginiamo di essere sulla torre di un castello di un'antica isola corallina del Triassico, in mezzo al mare turchese della Tetide. E se imcombono le nubi, giù veloci per una discesa mozzafiato.

Passo dopo passo, nel lento incedere attraverso questo mondo sospeso di rocce luccicanti al sole del primo mattino, le mughete che si fanno spazio tra gli ampi ghiaioni emanano il loro profumo caratteristico, e alla fine il bosco umido percorso dalle acque di scioglimento, rassicura un collegamento con la civiltà. Un trekking che non si dimentica.

Il colosso di pietra, se ne stà lì, buono, al riparo dagl'occhi indiscreti, ma varcata la valle San Lucano, esso appare in tutta la sua maestosità con il suo spigolo Nord che sale fino al cielo. L'ascesa alla cima diventa una fuga dalle proprie preoccupazioni quotidiane, che al ritorno a casa non saranno più tali. La croce di vetta dà la sensazione di aver compiuto un'impresa, essa impone una panorama divino a 360 gradi su tutte le dolomiti, ispirando  una preghiera anche per chi non crede. 

Calcare unico, scampato al destino dolomitizzante delle dolomiti, lavorato con dovizia dalla natura, quasi marmoreo nelle sue rigole della parete sud, offre al passante un quadro senza cornice, immenso nella sua vastità. E se ci soffermiamo un'attimo, volgendo lo sguardo al cielo, potremmo scorgere l'orizzonte verticale del grande bastione, sul quale per chi ha avuto la fortuna di percorrerlo, ha segnato la propria esistenza con la grande passione per quella roccia.

Sulle montagne della conca d'Ampezzo, da qualsiasi parte si guardi, si scorgono le Cinque Torri. Testimoni loquaci delle vicissitudini geologiche, che tuttora incedono inesorabilmente sul pianeta. Vogliono separarle, per renderle  più fragili, ricordando all'uomo che nulla è per sempre.

Le Tofane, tutte insieme rappresentano quell'immaginario dolomitico che hanno contribuito a renderle famose in tutto il mondo, inserendole a buon titolo tra patrimonio naturale UNESCO. Forse anche perchè chi sale fino alla cima della Tofana di Rozes, riesce ben a percepire tutto il comprensorio dolomitico racchiuso in questa onorificenza. Da quassù è possibile guardare e descrivere la storia completa delle Dolomiti, pensando alle battaglie sanguinose per preservare l'italianità di questo magnifico balcone geologico.

Se a qualcuno si chiede che forma e colore ha la dolomia, questo certamente risponderà usando i connotati della roccia delle Tre Cime di Lavaredo. Perchè è lì vicina, esposta in tutta la sua verticalità sulle pareti nord, ma allo stesso tempo irrangiungibile per molti. Basterà percorrere ad anello il suo sentiero più panoramico per poterla toccare, cercando magari il suo fossile più noto. Ma la bellezza di questa escursione non giace solo nella roccia, ma sulla visione estetica dei suoi profili settentrionali, visti dal Rifugio Locatelli o dalle cime vicine, tentando di scorgere il lento progredire di chi si avventura sul giallo alpinistico.