TREKKING VIAGGI NATURA Travel Designer

COLLI EUGANEI
2 Giorni

ITINERARIO
Giorno 1
Cicloturismo tra Ville e Castelli storici passeggiando  sui monti cari al poeta Francesco Petrarca. 
Un facile percorso adatto a tutti che coniuga in una sola escursione, cultura, sport, natura, enogastronomia. Si snoda tra strade sterrate e carrarecce scoprendo l'essenza del territorio euganeo.
Partenza: ore 8.30 Parcheggio Cava M.te Croce Battaglia Terme.
Arrivo: ore 17.30  Castello Lispida.
Distanza: 30 km
Dislivello bici: 240 m.
Difficoltà: facile
Dislivello trek: 240 m.
Difficoltà: E

La cava di Battaglia Terme, recentemente riqualificata, esalta l'aspetto  caratteristico dei Colli Euganei, il Vulcanesimo. Attraversato l'ampio piazzale di cava, tra Gelsi e More, percorriamo la stradina che in breve ci conduce ai piedi del M.te Ceva, la nostra meta. Sul versante a solatio si inerpica il sentiero, che presto diventa un passaggio naturale di roccia vulcanica tra gli sgargianti colori naturali delle Opuntie. Con un ultimo strappo avventuroso si guadagna un fantastico belvedere sul famoso ferro di cavallo, come viene chiamato simpaticamente questo monte. Proseguiamo ancora un tratto in leggera salita fino alla cima, dove una grande croce porta i versi del grande poeta Petrarca. Lui non lo sapeva, ma mentre mirava il paesaggio, le rocce su cui era seduto portano tuttora i segni di uno stravolgimento magnetico terrestre. La bussola non mente. Dal racconto di un evento globale, che oggi porterebbe ad un inaspettato blackout tecnologico, scendiamo il panoramico crinale del M.te Croce, vero spartiacque tra la pianura e i colli meridionali.
Il nostro giro prosegue in sella ad una e-bike lungo l'alzaia dello storico Canale Battaglia. 
Passato Monticelli e Villa Reinier, si aggira il Lago delle Coste, i cui legni e pollini fossili datano le recenti vicissitudini dell' ultima glaciazione. Lasciamo il lago per dirigerci ora verso Arquà Petrarca, antico borgo dove visse il poeta. Si sosta per il pranzo degustando il meglio dei Colli Euganei. Dopo una breve visita, scendiamo dal colle in direzione Cinto Euganeo, sede del Museo Geopaleontologico Cava Bomba. Scopriamo insieme attraverso le sale magnificamente allestite l'origine estetica geologica di questa antica terra e  fortuna delle città  termali euganee. In questo viaggio a ritroso nel tempo, la voglia di placare la sete arriva sorseggiando uno spritz nella medievale città di Este, patria feudale della signoria estense. Ora che siamo quasi alla fine, non ci resta che rilassarci sulla ciclabile e giungere al punto di partenza. 
Soggiorno: Castello di Lispida. Il complesso che sorge ai piedi dell'omonimo colle è conosciuto anche con la denominazione di “Villa Italia” per aver ospitato il re Vittorio Emanuele III.

Giorno 2
La giornata è dedicata alla scoperta della zona centrale del gruppo collinare per finire nel pomeriggio con la visita al Museo della Navigazione.
Il trekking denominato giro delle creste percorre una delle zone più significative per la comprensione dei colli euganei. Il sentiero aereo su Rocca Pendice ha una valenza paesaggistica ed insieme geologica naturalistica di questo settore.
Partenza: ore 8.30 
Arrivo: ore 16.00 
Tempo: 3.30 per il trekking
Difficoltà: medio
Dislivello : 330 m.
Difficoltà: E

L’escursione proposta nel settore settentrionale dei Colli Euganei, prevede la visita iniziale delle “Cascate schivanoia” che, attraverso un inusuale rio perenne sono formate dal “Calto contea”. L'ambiente umido e fresco consente anche nelle giornate estive di sostare piacevolmente per osservare la cascata e la vegetazione tipica di questo luogo. L'origine di questa cascata è legata proprio alla presenza di roccia vulcanica. E’ il primo stop della giornata per svelare l’origine di questo fenomeno. Successivamente visiteremo i due geositi regionali pertinenti all’area euganea, denominati “Le forche del Diavolo” e “I denti de la vecia”. Questi due toponimi sono emblematici perchè richiamano la forma caratteristica di un forcone, appunto quello del diavolo. Il risultato di una erosione selettiva sul filone riolitico che da nordovest a sudest emerge come una muraglia di un castello medievale. Camminare tra i suoi pinnacoli alla luce del tramonto regala, a dispetto del suo nome, una sensazione di pace. Il ricordo lontano di un mondo perduto in fondo al mare che circondava quest’isola vulcanica, accompagnò la formazione delle Dolomiti. Da questa posizione privilegiata, ne scopriremo il perché. La fucina delle viscere della Terra, dove appunto il diavolo si rifugia, ha amalgamato questa roccia così chiara all’occhio umano, che non pare vulcanica, ma che sotto la lente, racconta storie di minerali dai poteri spirituali e fisici benefici e curativi. Proseguiremo poi lungo l’alta Via dei colli, seguendo il nostro filone vulcanico per raggiungere un altro bellissimo punto panoramico, da cui possiamo con lo sguardo, ripercorrere l’estensione di questo corpo geologico particolare. Risalendo il versante tra la boscaglia e la linea spartiacque rocciosa, troviamo l’habitat ideale fatto di fessure, buchi, antri in cui possiamo facilmente imbatterci in alcuni rettili innocui come la Lacerta viridis (Ramarro), e Coluber viridiflavus (Biacco o Carbonasso). La seconda parte sarà dedicata alla salita del monolite trachitico Rocca Pendice, da cui si può godere un panorama emozionante sullo strapiombo del versante est, attualmente percorso da vie alpinistiche e sportive. Se la si osserva dalle forche non è evidente ed appare come un pendio boscoso di detrito, ma se la si guarda da est, le sue pareti s’innalzano verticali al cielo per circa 200 m. E’ proprio in corrispondenza del paese di Castelnuovo, adagiato sugli inconfondibili Tufi basaltici che il sentiero si inerpica sulla sua spalla meridionale. Ancora una volta la nostra direttrice del percorso sarà l’asse principale del filone trachitico, chiaro indiscusso fratello maggiore del precedente, il quale ha esattamente la stessa origine tettonica, geometrica e cronologica. Il facile sentiero arriva quindi in cima, area tutelata dal parco. All’ombra della Robinia, ci godremo il panorama immaginando l’antico mare che ne lambiva le sue pareti, oggi luogo di nidificazione del Falco Peregrinus (Pellegrino). Da qui scenderemo lungo il sentiero che presenta un breve tratto roccioso agevolato da un cavo metallico. In breve volgendo a sinistra e lasciando le pareti della Falesia delle Numerate ci dirigiamo ad ovest fino ad un altro geosito denominato “Sasso delle Grotte”. Quante volte questo roccione è stato stretto tra le mani di magnesio dell’incallito arrampicatore domenicale che qui trova gli appigli migliori per l’allenamento. Buchi perfettamente arrotondati all’interno, costellano questo masso alto non più di una decina di metri, testimoniano la fuga repentina del gas magmatico. Tornati sui nostri passi percorriamo il sentiero che costeggia le pareti fino alle est, immerse in un bosco di Castagno che cela un endemismo di felce (l'Asplenium Foreziense Magnier). In questo microcosmo molto umido trovano il loro habitat due uccelli dell’ordine dei Strigiformi, l’ Allocco (Strix aluco) e l’Assiolo (Otus scops). Giunti sotto le pareti est, non resta che guardare meravigliati con naso all’insù le vie umane per vincere il vuoto. Il viso incipriato di bianco della vecchia Rocca però è abituato all’uomo e ormai non se ne cura, perché sa che sotto sotto ha ancora centinaia di metri di parete nascosta nella terra. Tornati quindi indietro fino alla partenza, assaporando già il momento meritato di una sosta in una locanda, chiudiamo dietro di noi la porta di un mondo di roccia e antichi vulcani relitti. Il pomeriggio, se il tempo ce lo consente, dopo una breve visita all'abbazia di Praglia, faremo l'ultima tappa a Museo della Navigazione di Battaglia terme.



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